40xCatania


Una domenica pomeriggio come le altre, rileggendo la “preghiera laica” che il giudice Caponnetto scrisse in occasione del funerale di Paolo Borsellino, ho sentito dentro di me la necessità impellente di pubblicare questa lettera… Sono parole quelle di Caponnetto, che trasudano dolore ma al tempo stesso anche speranza. Le ho pubblicate perchè nessuno dica “io non lo sapevo”, l’ho fatto perchè questo silenzio sulla mafia è assordante, perchè voglio ostinarmi a credere ancora che loro non sono morti per nulla… Manfredi

Queste sono le parole di un vecchio ex magistrato che e’ venuto nello spazio di due mesi due volte a Palermo con il cuore a pezzi a portare l’ultimo saluto ai suoi figli, fratelli e amici con i quali ho diviso anni di lavoro di sacrificio di gioia, anche di amarezza. Soltanto poche parole per un ricordo, per un doveroso atto di contrizione che poi vi diro’ e per una preghiera laica ma fervente.

Il ricordo e’ per l’amico Paolo, per la sua generosita’, per la sua umanita’, per il coraggio con cui ha affrontato la vita e con cui e’ andato incontro alla morte annunciata, per la sua radicata fede cattolica, per il suo amore immenso portato alla famiglia e agli amici tutti. Era un dono naturale che Paolo aveva, di spargere attorno a se’ amore. Mi ricordo ancora il suo appassionato e incessante lavoro, divenuto frenetico negli ultimi tempi, quasi che egli sentisse incombere la fine.

Ognuno di noi e non solo lo Stato gli e’ debitore; ad ognuno di noi egli ha donato qualcosa di prezioso e di raro che tutti conserveremo in fondo al cuore, e a me in particolare mancheranno terribilmente quelle sue telefonate che invariabilmente concludeva con le parole: “Ti voglio bene Antonio” ed io replicavo “Anche io ti voglio bene Paolo”.
C’e’ un altro peso che ancora mi opprime ed e’ il rimorso per quell’attimo di sconforto e di debolezza da cui sono stato colto dopo avere posato l’ultimo bacio sul viso ormai gelido, ma ancora sereno, di Paolo. Nessuno di noi, e io meno di chiunque altro, puo’ dire che ormai tutto e’ finito.

Pensavo in quel momento di desistere dalla lotta contro la delinquenza mafiosa, mi sembrava che con la morte dell’amico fraterno tutto fosse finito. Ma in un momento simile, in un momento come questo coltivare un pensiero del genere, e me ne sono subito convinto, equivale a tradire la memoria di Paolo come pure quella di Giovanni e di Francesca.

In questi pochi giorni di dolore trascorsi a Palermo che io vi confesso non vorrei lasciare piu’, ho sentito in gran parte della popolazione la voglia di liberarsi da questa barbara e sanguinosa oppressione che ne cancella i diritti piu’ elementari e ne vanifica la speranza di rinascita. E da qui nasce la mia preghiera dicevo laica ma fervente e la rivolgo a te, presidente, che da tanto tempo mi onori della tua amicizia, che e’ stata sempre ricambiata con ammirazione infinita.

La gente di Palermo e dell’intera Sicilia, ti ama presidente, ti rispetta, e soprattutto ha fiducia nella tua saggezza e nella tua fermezza. Paolo e’ morto servendo lo Stato in cui credeva cosi’ come prima di lui Giovanni e Francesca. Ma ora questo stesso Stato che essi hanno servito fino al sacrificio, deve dimostrare di essere veramente presente in tutte le sue articolazioni, sia con la sua forza sia con i suoi servizi. E’ giunto il tempo, mi sembra, delle grandi decisioni e delle scelte di fondo, non e’ piu’ l’ora delle collusioni degli attendismi dei compromessi e delle furberie, e dovranno essere, presidente, dovranno essere uomini credibili, onesti, dai politici ai magistrati, a gestire con le tue illuminate direttive questa fase necessaria di rinascita morale: e’ questo a mio avviso il primo e fondamentale problema preliminare ad una vera e decisa lotta alla barbarie mafiosa. Io ho apprezzato le tue parole, noi tutti le abbiamo apprezzate, le tue parole molto ferme al Csm dove hai parlato di una nuova rinascita che e’ quella che noi tutti aspettiamo, e laddove anche con la fermezza che ti conosco hai giustamente condannato, censurato, quegli errori che hanno condotto martedi’ pomeriggio a disordini che altrimenti non sarebbero accaduti perche’ nessuno voleva che accadessero.

Solo cosi’ attraverso questa rigenerazione collettiva, questa rinascita morale, non resteranno inutili i sacrifici di Giovanni, di Francesca, di Paolo e di otto agenti di servizio. Anche a quegli agenti che hanno seguito i loro protetti fino alla morte va il nostro pensiero, la nostra riconoscenza, il nostro tributo di ammirazione. Tra i tanti fiori che ho visto in questi giorni lasciati da persone che spesso non firmavano nemmeno il biglietto come e’ stato in questo caso, ho visto un bellissimo lilium, splendido fiore il lilium, e sotto c’erano queste poche parole senza firma: “Un solo grande fiore per un solo grande uomo solo”. Mi ha colpito, presidente, questa frase che mi e’ rimasta nel cuore e credo che mi rimarra’ per sempre.

Ma io vorrei dire a questo grande uomo, diletto amico, che non e’ solo, che accanto a lui batte il cuore di tutta Palermo, batte il cuore dei familiari, degli amici, di tutta la Nazione. Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto fino al sacrificio dovra’ diventare e diventera’ la lotta di ciascuno di noi, questa e’ una promessa che ti faccio solenne come un giuramento.

Tag: 19, antimafia, borsellino, caponnetto, falcone, lettera, luglio, mafia

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Manfredi Zammataro Commento da Manfredi Zammataro su 15 Novembre 2008 a 17:59
Grazie per l'interessante contributo...
Paolo Bruno Donzelli Commento da Paolo Bruno Donzelli su 14 Novembre 2008 a 23:06
Concordo pienamente con ognuno di voi, ringraziandovi anch'io per la possibilità di confronto che avete reso viva e piena di spunti. Do pure la mia piena disponibilità nel creare seminari e quant'altro possa essere utile per sensibilizzare la gente e far sentire la volontà di un dire NO collettivo, una lotta che spesso assiste a ignoranza che dilaga e silenzi insormontabili. Aggiungo il mio contributo dicendo che spesso è proprio lo psichismo mafioso, questo silenzio che invade le coscienze per la paura di parlare perchè se no chissà cosa succede... e allora credo che sia proprio la mentalità mafiosa a creare mafia, far trionfare gli interessi sulla limpidezza e sulla chiarezza di un pensiero diverso. E la mentalità la si contrasta dalle azioni che ognuno di noi costantemente compie in quella palestra che è la propria quotidianità (alle poste, al supermercato, alle scelte che attua). Iniziare dal basso per giungere ad una nuova consapevolezza: quella del confronto e della democrazia non dettata dalle leggi degli interessi ma da quelle del pensare che la città è un dono (una sorta di casa comune) e che ognuno ha il compito di preservarla per le generazioni che dopo di noi verranno... perchè non ha senso dilapidare il bene che abbiamo deresponsabilizzandoci... il futuro siamo noi che lo creiamo... abbiamo avuto già esempi deleteri nella nostra Catania... pertanto, migliorare si può e si può iniziare dalle nostre azioni quotidiane. Buon allenamento a tutti!
Manfredi Zammataro Commento da Manfredi Zammataro su 12 Novembre 2008 a 20:34
E' proprio vero caro Davide...Purtroppo in questi anni la mafia si è trasformata... Non è piu la mafia dei grandi omicidi ma bensì quella dei "colletti bianchi", della grande finanza...Tutto questo ha reso cosa nostra ancora piu insidiosa proprio perchè piu difficile da combattere... Ecco perchè ognuno di noi ha l'obbligo morale di combatterla dal ruolo che svolge nella società!!!

Ritengo quindi che questo network puo fare tanto per Catania, può diventare infatti, la coscienza critica della nostra società. Per far ciò però deve avere il coraggio di confrontarsi su temi importanti come questo, di scendere in piazza, di organizzare convegni, incontri...Sono certo che sapremo farlo!!! Un abbraccio
Manfredi Zammataro Commento da Manfredi Zammataro su 12 Novembre 2008 a 20:21
Grazie ragazzi per avere dato un importante contributo a questa discussione...La nostra splendida terra non puo e non deve essere piu soffocata dai tentacoli di cosa nostra, da anni e anni di collusione tra gli Enti locali e la mafia. Penso che questa ribellione peerò debba partire proprio da noi giovani... Dobbiamo avere il coraggio di gridare il nostro NO alla mafia in modo chiaro e deciso, dobbiamo inoltre fare opera di sensibilizzazione nel tessuto sociale affinchè tutti sappiano cosa è la mafia e che danni porta alla nostra società... Penso che un iniziativa antimafia quindi debba essere presente nel nostro calendario di iniziative...Non credete???
Davide Di Paola Commento da Davide Di Paola su 12 Novembre 2008 a 20:06
La mafia al giorno d'oggi (a parte le attività illegali che vediamo sopra) è soprattutto business... ed è su quel campo che la battaglia va combattuta! Dovremmo riflettere di più prima di comprare vestiti in certi negozi, mangiare cornetti in certi bar, bere aperitivi in certi locali, ed andare a ballare in certe discoteche... e cosi via discorrendo... inclusa la politica che attività economica non è, ma che influenza dall'alto scelte ed investimenti pubblici.
Molti di noi (alcuni consapevolmente la maggior parte inconsapevolmente) arricchiamo quotidianamente le casse della mafia... Cambiare Catania vuol dire anche questo, dirottare i consumi verso aziende professionisti ed imprenditori virtuosi ed onesti piuttosto che pensare solo ad essere "very cool" e ad andare nel locale per pseudo vip di turno o dal professionista che ha "gli agganci" giusti e risolve ogni situazione.... o sbaglio?
Purtroppo non è sempre facile determinare chi è in odor di mafia e chi no e soprattutto (mi vengano in aiuto i principi del foro) non so se sia possibile reperire e divulgare informazioni riguardo la fedina penale di certi soggetti...
L'associazione addiopizzo ha lanciato un'iniziativa di questo tipo nel palermitano cercando di sostenere gli imprenditori che si ribellano alla mafia non pagando il pizzo.
Dirottare i consumi farebbe tremare loro la terra sotto i piedi... e sarebbe un ottimo inizio per danneggiarli.
Come diceva Peppino Impastato "la mafia è una montagna di merda"
Ciao a tutti.
Ivan Albo Commento da Ivan Albo su 12 Novembre 2008 a 18:09
Salvo pubblica e dice cose di fondamentale importanza...e tu Manfredi evochi uno degli uomini che la cristianità siciliana ha già annoverato tra i martiri della mafia: coloro che si sono spesi per il bene comune fino a pagare con la propria vita.
Grazie per avere avviato questa discussione che, in un social network su Catania, non poteva mancare.
L'argomento mi suscita tante reazioni, per me che la mafia la studio (nei processi penali e nel suo excursus trentennale di maxiprocessi), la difendo (nella professione, innegabili i diritti al giusto processo per ogni individuo) e la combatto (come politico impegnato nel territorio).
Salvo, il tuo augurio per le generazioni future lo sottoscrivo appieno, ma aggiungo: a noi il compito di porre tutti i mezzi umani e di coscienza, per scongiurare il protrasi del fenomeno mafioso e delle mentalità che lo generano, costantemente, e lo alimentano.
Giovanni Falcone, nel corso di una sua ultima intervista televisiva, alla domanda del giornalista che gli chiedeva se fosse possibile sconfiggere la mafia, con sorriso sornione, affermava: "la mafia, come tutte le cose che provengono dall'uomo, è imperfetta e se si intacca nella sua imperfezione è possibile rimuoverla".
Per non abbandonare certe battaglie, stracolme di impervie salite e difficoltà di ogni genere, bisogna credere nella forza, irragionevole, dei propri valori...se ci lasciamo guidare dalla razionalità del nostro disgusto, sapremo rendere giustizia a tutti coloro che lottano, ed hanno lottato, perchè le cose cambiassero.
Le mafie sono il frutto della illegalità che si genera coltivando ignoranza ed acquiescenza...sforziamoci di pretendere il recupero della legalità partendo dalle piccole cose, ribelliamoci al silenzio collettivo e denunziamo la politica qualunquista (di qualunque colore politico sia dipinta) per la pretesa di una classe dirigente che abbia le competenze per amministrare e, "col fiato sul collo" dei propri elettori, sia sempre pronta a rispondere alle domande dei propri cittadini dai quali hanno preteso fiducia elettorale.
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