40xCatania

Ieri sera ho ricevuto la telefonata di invito ad una visione di gruppo del servizio giornalistico messo in onda dai RAI 3, avente ad oggetto Catania.
Come sempre più spesso accade nell'ultimo periodo ho deciso di partecipare a questo evento collettivo.
Mio interesse era non soltanto il servizio di approfondimento giornalistico, il cui contenuto era sconosciuto a tutti i presenti, ma soprattutto registrare le reazioni dei partecipanti a questo rito che dopo le prime battute si è rivelato senza dubbio di natura masochistica.
Dopo ogni pausa pubblicitaria lo sgomento, il dolore, lo sconcerto, l'indignazione, il senso dell'offesa erano sempre più evidenti in ciascuno dei partecipanti.
Ma alla fine del reportage, ho la presunzione di affermare che tutti i presenti provavano la medesima sensazione che generalmente ogni essere umano prova dopo un funerale: riflessione e senso di impotenza.
La conseguenza di ciò è chiara.
Nessuna condivisione, nessun dibattito, nessuna rappresaglia, pur essendo presenti esponenti politici di rilievo nazionale e regionale e molti uomini e donne, di certo, in grado di espriemere opinioni alte e pensieri profondi.
Ma ripeto ,il senso di lutto ha preso il sopravvento.

Poichè ho scoperto che il Senatore Enzo Bianco - già Sindaco di Catania e Ministro dellInterno della Repubblica Italiana - aveva organizzato una visione di gruppo del programma in una nota pizzeria catanese, con l'intento di commentare unitamente agli intervenuti i fatti denunciati dal reportage di RAI 3, non appena si è concluso il rito cui avevo deciso di partecipare, ho chiesto ad alcuni amici di accompagnarmi nella pizzeria dove l'altro PD si era riunito; troppo forte era la cuirosità di osservare le reazioni degli altri.
Orbene, il Senatore mi risulta essere andato via tra i primi ed anche a testa bassa; i ritardatari invece erano soltanto quelli che per natura mangiano lentamente.
Nessun commento, nessuna spinta alla ribellione, nessuna condivisione.
In questo senso di morte, bisogna ammettere, identici.
Indignati e offesi , riflessivi ed impotenti, come tutti i Catanesi che hanno visto e sentito ciò che io ho visto e sentito.
Elaborazione del lutto, qualcuno la chiamerebbe.

" Però il reportage non ha raccontato la bella Catania di Enzo Bianco "!

Queste le parole che ho sentito pronunciare non appena ho incontrato i primi membri del gruppo pizzeria.
Parole che vogliono ricacciare dentro la verità che: ANCHE LUI ha fatto il suo tempo.
E lo ha fatto per avere utilizzato strumenti cari alla vecchia classe dirigente, di destra e di sinistra, intendiamoci.
Non è tempo di accuse, ma se ricordo per un attimo: 1) la mancata approvazione del PRG con un Consiglio Comunale a maggioranza del Sindaco, 2) le dimissioni dalla carica per fare il Ministro dell'Interno, lasciando le scelte più imprtanti per la città al Senatore Scapagnini; 3) la gestione del Ministero;4) la conduzione della competizione elettorale con il Prof. Scapagnini; ecco! se ricordo anche solo queste poche cose e dopo REport, credo di potere dire che il Senatore Enzo Bianco può intervenire nei convegni che parlano di merito, solo come storico.
Ma sento la necessità di tornare al lutto.
Se noi semplici spettatori abbiamo assitito alla morte della città che nelle immagini del palazzo di cemento a Librino bruciava come "Gomorra", i protagonisti del reportage bruciavano anche loro.
Di alcuni leggeremo presto i tantissimi necrologi, di altri non sentiremo più parlare, altri ancora redivivi tenteranno come " Wrestler" di esserci fino alla morte.
C'è però un modo per redimersi, per sentire pace in vita; ed è quello di andarsene.
Ora, presto.
Non ho dubbi che i Circoli Agatini avranno nel loro interno giovani per bene.
E' ovvio che la vecchia classe dirigente ha individuato giovani capaci di gestire sapientemente la "res publica".
Non posso credere che il Dott. Maina non sappia quale giovane saggio prelato lo possa sostituire.
Ed infine, non posso credere che non ci sia un o una giovane Virlinzi che non pensi nemmeno per un attimo che Piazza Europa non si tocca.
C'é. Lo so che c'è.
E per ultimo, il Dott. Ciancio.
Egregio Sig. Direttore Lei è un uomo fortunato. Ha cinque splendidi figli, tutti molto veloci ed in grado di essere più lontani di Lei in molte occasioni.
Non per offenderLa, ma soltanto per un fatto di tempo in cui si è vissuti. Il nostro che è lo stesso dei suoi figli è più veloce, vede più lontano.
E pertanto, non si preoccupi dell'Azienda di Famiglia, i suoi figli sapranno portarla avanti meglio di come ha fatto Lei.
Via!
Dove Lei desidera, ma via. Se lo farà in vita eviterà anche di trasferire odio.

Concludo pertanto speranzoso e ottimista, pensando che dal 15 marzo 2009, a Catania si è compiuto un passaggio generazionale.
La successione al trono paterno è compiuta.
E non ho dubbi, perchè la nascita psicologica dei figli avviene quando il padre viene simbolicamente ucciso".

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Risposte a questa discussione

la citta' e i suoi cittadini son in uno stato narcotizzante,l'informazione nelle mani di un solo potente ha dato il colpo finale, la magistratura che dovrebbe "controllare"e' ormai alla finestra ,non so se erano peggio gli anni della mafia che uccideva o questi in cui a essere ucciso e' il futuro libero della nostra citta' ....non molliamo e diamoci da fare.
Se vi va leggete questo mio articolo .

LA PARENTOPOLI SICILIANA

Giovanni Ilarda, Assessore Regionale alla Presidenza , Magistrato di cassazione il “Brunetta siciliano”, il moralizzatore dei costumi della Pubblica Amministrazione regionale, è stato colto con le mani nel sacco per aver agevolato l'assunzione di sua figlia nell'assessorato ai Beni culturali. Anzichè chiedere scusa ai cittadini parla di un'azione di ripicca da parte dei sindacati che hanno portato alla luce il caso “Parentopoli” della Regione Sicilia. Il sistema è già noto ma affinché non degeneri bisogna tenerlo sotto osservazione.

Se davvero l'assessore Ilarda non trova nulla di immorale in questo tipo di assunzioni perché allora non ha assoldato lui stesso la sua preparata figliuola? Dispiace la caduta di stile di un alto magistrato, che tutto sommato stava facendo un buon lavoro in Regione, Ilarda però è forse solo la maglia debole di una rete che arriva fino al nostro caro Presidente del Senato, Renato Schifani, la cui sorella siede nello staff dell'assessore alle Politiche per la Famiglia, mentre nello staff dell'assessore all'Agricoltura troviamo la cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano.

Quanto a Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ci fa quasi rimpiangere il suo predecessore Totò Cuffaro, Re dello sperpero, che tra l'altro venendo a Roma ad occupare una poltrona in Senato ne ha lasciate quattro o cinque in Regione per i suoi amici.
Lombardo infatti non si preoccupa neppure di salvare la faccia stigmatizzando il comportamento di coloro che hanno procurato queste improvvide assunzioni ma plaude solo al bel gesto delle dimissioni volontarie della figlia di Ilarda. Dunque, mentre Ilarda fa le pulci ai lavoratori della Regione, Lombardo chiude gli occhi sui veri sprechi e clientele della Casta.

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Questa sera Report riparlerà del "caso Catania".

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